Maschio, caucasico, fra i 3mos5 e i 40 anni, Q.I. sopra la media, socialmente competente, scolarità elevata, personalità narcisistica, vive solo, ma proviene da una famiglia numerosa e benestante, di cui è probabilmente il primogenito, che gli ha impartito un’educazione libertaria e caratterizzata da disciplina inconsistente.

E’ questo tutto quanto s’è dedotto su “Mosaico”, l’efferato serial killer che sta insanguinando le strade della città, fondandosi sull’osservazione e sul profiling. Si tratta di un assassino estremamente
organizzato, che programma dettagliatamente ognuno dei suoi delitti ed opera sulla scena del crimine in modo da coinvolgere gli investigatori in una vera e propria sfida fatta di intuito, astuzia e
maniacalità.Il modus operandi di “Mosaico”, soprannominato così dalla stampa a causa della sua passione per i puzzle ed in generale per la scomposizione e la ricomposizione, comprende l’uccisione, attraverso un’iniezione letale, di una personalità solitamente famosa, prestigiosa o comunque di peso in ambito cittadino e la sistematica alterazione della scena del delitto, perpetuata al fine di nascondervi indizi relativi a se stesso ed al proprio agire.
Quasi sempre, poi, “Mosaico” arriva addirittura a lasciare un messaggio, rivolto ovviamente ai suoi inseguitori, nel quale dà loro indicazioni relative all’omicidio successivo, quello che non ha ancora
compiuto, ma che ha già pianificato nei minimi dettagli. Il problema è che tale messaggio va solitamente ricomposto allo stesso modo in cui si ricostruisce un mosaico: tessera dopo tessera. E le
tessere vanno recuperate ricercandole proprio sul luogo del delitto, dove il serial killer, nel corso di una lunga e frenetica notte di lavoro, le ha accuratamente nascoste.Nei pressi del corpo esanime delle sue vittime, lasciato sempre spavaldamente in bella mostra, si trovano sovente oggetti che prima non c’erano, alcuni apparentemente innocui, altri assai meno: lucchetti, ritagli di giornale, foglietti vari, contenitori chiusi, sostanze sconosciute e veri e propri
enigmi che solo gli osservatori più provetti sono in grado di riconoscere e solo le menti più raffinate sono in grado di risolvere.Gli psichiatri dicono che “Mosaico” lasci dietro di sé così tante tracce perché, come tutti i serial killer, in realtà desidera esser catturato e balzare finalmente agli onori della cronaca con il suo volto ed il suo nome vero. Nel frattempo, però, quel che è certo è che egli si diverte a farsi beffa degli
investigatori e, almeno per ora, non sembra avere alcuna voglia di interrompere la sua spirale di sangue. Solo l’investigatore che si dimostrerà più sveglio, più attento, più arguto e più intuitivo di lui potrà, dunque, porre fine al susseguirsi dei delitti e degli orrori e divenire così, agli occhi di tutti,
il salvatore della città.

©Aenigma 2015